Dicembre 15th, 2009 by Redazione
Quante volte al giorno pensate di prendere il vostro luccio?
Io zero, perchè il mio luccio mi e arrivato vi dico non era un luccione
ma era il mio luccio, ora vi dico come e andata.
Era un pomeriggio non male (abbastanza solegiato) pescavo con una 8 piedi con potenza 5/6 ,coda da 5,finale 0,23 con streamer (non mi ricordo il nome) ero di pessimo umore perchè ero la a pescare da 3ore circa mi annoiavo parecchio pechè non cera tanto movimento
ad un tratto sento, un leggero movimento vicino al mio streamer tutto ad un tratto sento lo strike.La ferrata e decisiva e incomincia la battaglia, essendo certo che fosse un cavedano mi sono preso tutto il temo per recuperarlo pero mi sono accorto che era troppo pesante per essere un cavedano e allora il cuore incomincio a battere più
velocemente, il combattimento durò circa 20 minut.Alla fine sono riuscito a portare in salvo un luccetino di 2,5 kg.
Vi ho detto che non era un mostro ma so che quello era il mio luccio.
A presto con una mia altra avventura biggame boy
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Dicembre 15th, 2009 by Redazione
Il guadino nella pesca a mosca può sembrare un accessorio secondario ma non è cosi. Un buon guadino deve permettere al pescatore di muoversi agevolmente perchè, come sappiamo, la pesca a mosca e’ una tipologia di pesca non statica ma estremamente dinamica. Giorni fa ero a pescare in torrente senza guadino pensando che potesse non servirmi ma mi sbagliavo… infatti dopo alcuni lanci e alcune catture di cavedani ho notato delle bollate tipiche della trota in caccia sotto una roccia nella riva sinistra… ho fatto un lancio curvo e la mia lenza si è posizionata proprio un metro a monte delle bollate… guardando la lenza raggiungere la superficie increspata del torrente mi sentivo un poi’ ansioso come credo tutti i pescatori a mosca nel vedere la lenza correre nella direzione voluta… appena la mia mosca ha raggionto il tratto in cui c’erano le bollate la trota e’ salita sulla mia mosca… ho ferrato correttamente e ho iniziato a recuperare la lenza soddisfatto come non mai… ma proprio quando la trota ormai sfinita era vicino ai miei stivali e mentre mi chinavo per prenderla è riuscita a dare una botta di reni e a slamarsi… da quel giorno non dimentico mai il guadino. Il tipo che preferisco e’ il guadino di legno che si può legare al gilet…. questo infatti resta sulla schiena ma e’ facilemente afferrabile in caso di necessitò ma nello stesso tempo non intralcia la pesca e gli spostamenti.
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Dicembre 15th, 2009 by Redazione
Le trote che vengono immesse nei laghi di pesca sportiva, provengono da allevamenti dove sono abituate a nutrirsi con mangimi. Diversamente da quelle che popolano i nostri fiumi, non sono sospettose anzi a volte vengono attirate dalla presenza dell’uomo e dal rumore delle auto, specie diesel, che ricorda loro il rumore del trattore che lancia il mangime nell’allevamento. All’interno del lago si distribuiscono diversamente a seconda delle stagioni, (temperature), del vento e del periodo relativo alla deposizione delle uova. Durante la primavera e l‘autunno sono solite aggirarsi in branchi nei pressi della superficie lontano dalla riva; durante l‘inverno sono distribuite nel raggio di una quindicina di metri dalla sponda e in profondità. Il comportamento alimentare delle trote varia al variare della temperatura dell’acqua: dai 18 ai 12 gradi sono voraci, dagli 11 agli 8 gradi sono meno aggressive, dai 7 ai 4 gradi sono lente, sotto ai quattro gradi non si alimentano quasi per nulla. Quando le trote si muovono in superficie, si spostano nel lato del lago, dove il vento, increspando l’acqua, produce una maggiore ossigenazione. Durante il periodo della deposizione delle uova, le femmine costruiscono una specie di nido nei pressi della riva più ossigenata del lago, pulendo con la coda un tratto circolare di fondo; ogni femmina è seguita da diversi maschi che cercano di fecondare le uova. In questo periodo le trote sono meno aggressive.
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Dicembre 15th, 2009 by Redazione
Geonemia
L’unica popolazione di cui è costituita la specie vive nel lago di Posta Fibreno, nel versante tirrenico dell’Italia centrale (Provincia di Frosinone). Si tratta quindi di un endemismo con distribuzione puntiforme.
Habitat
Il Carpione del Fibreno svolge il suo ciclo biologico in un piccolo lago (circa 27 ha di superficie e 15 m di profondità) che ha origine da sorgenti pedemontane alimentate da un bacino imbrifero carsico. Il lago, in considerazione del rapido ricambio d’acqua dovuto alla consistente portata delle sorgenti (media annuale di circa 11 mc/sec), può essere considerato un ambiente lotico con acque moderatamente correnti; esse hanno una trasparenza pressoché totale e la temperatura costantemente intorno a 10 °C. Questo Salmonide occupa le parti più profonde del bacino e quelle prossime alle sorgenti, direttamente in comunicazione con il sistema carsico sotterraneo, dove i substrati sono pietrosi o ghiaiosi.
Mostra una preferenza per le aree povere di luce (tale comportamento è stato verificato in cunicoli sotterranei artificiali facenti parte di un mulino ad acqua oggi in disuso, posto presso alcune delle sorgenti che alimentano il lago; anche osservazioni condotte in acquario confermano le abitudini lucifughe); questa preferenza ed altri elementi noti da tempo ai pescatori locali hanno fatto ipotizzare abitudini parzialmente cavernicole. Frequenta anche i piccoli torrenti immissari del lago, probabilmente per motivi trofici, ma solo occasionalmente è stato osservato nel primo tratto del corso d’acqua emissario.
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Dicembre 15th, 2009 by Redazione
Geonemia
È un subendemismo italiano. L’areale originario comprende le regioni peninsulari tirreniche, la Corsica, la Sardegna, la Sicilia e la parte occidentale del Nord-Africa. Questa distribuzione circum-mediterranea occidentale testimonia l’occupazione dell’ambiente marino da parte della Trota macrostigma nell’ultimo periodo interglaciale pleistocenico, quando il Mar Mediterraneo presentava valori di salinità e di temperatura inferiori a quelli odierni. La distribuzione attuale della macrostigma è fortemente ridotta rispetto al quadro presentato, in seguito a una somma di estinzioni locali verificatesi nel corso del Novecento; l’areale si presenta oggi “a macchie”, con poche popolazioni sopravvissute e perciò definibili relitte. In Italia il maggior numero di popolazioni è presente in Sardegna soprattutto nella parte centro-orientale; sono inoltre note popolazioni nei corsi d’acqua della Sicilia sud-orientale e, per quanto riguarda le regioni peninsulari, due sole popolazioni nel Lazio. Andrebbero compiute indagini faunistiche nelle regioni meridionali della penisola, poco studiate dal punto di vista ittiologico, finalizzate all’individuazione di eventuali altre popolazioni di questo Salmonide.
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