Archivio per dicembre, 2009
Il Mulinello
Oggetto di infiniti dibattiti nelle altre tecniche di pesca, nelle quali rappresenta lo strumento forse più importante, il mulinello nella mosca non pone particolari problemi. Sono necessarie poche caratteristiche, molto semplici. Non dovendo assolvere al recupero del pesce, operazione che si compie semplicemente con la mano sinistra, né tanto meno dovendo intervenire in fase di volteggio della coda, il mulinello dovrà essere preferito per la leggerezza, la robustezza e per il grado di finiture, con particolare riferimento ai dettagli in grado di conservare nel modo migliore la coda. A tale scopo, prima dell’acquisto il mulinello dovrà essere esaminato attentamente affinché non presenti angoli vivi, sbavature del metallo o tolleranze troppo elevate nell’accostamento delle varie parti che lo compongono e che formano interspazi in cui potrebbe incastrarsi la coda di topo.
La Coda Di Topo
In stretto concorso alla scelta della canna, anche l’acquisto della coda deve essere valutato attentamente. Prescindendo dalla marca, la coda dovrà essere comunque di buona qualità; in commercio esiste una serie infinita di tipi e modelli, capace di disorientare chiunque. La prima operazione da compiere sarà controllare quale coda viene consigliata per la canna che si vuole usare. Per far ciò basterà leggere le indicazioni riportate sulla tamponatura dell’attrezzo, generalmente a fianco della marca. Qui si troveranno le indicazioni della lunghezza della canna e della coda per la quale l’attrezzo è stato tarato. Facciamo l’esempio dell’indicazione seguente: 8’6″ 5-6. La sigla indica una canna di 8 piedi e mezzo, adatta all’uso di una coda del numero 5 o 6 (in genere tale valore si riferisce all’uso di code decentrate, un particolare disegno costruttivo di largo impiego nei paesi anglosassoni). A volte l’indicazione del numero della coda potrà essere preceduto dalla sigla AFTMA. Come,accennato, le code vengono prodotte secondo vari profili, doppio fuso, decentrate, shooting taper, bug taper, e con diverse caratteristiche: galleggianti, affondanti, affondanti di punta. In linea di massima, la scelta della coda dovrà essere orientata tra un minimo di 4 e un massimo di 6. Molto probabilmente i negozianti tendono a consigliare la coda di più largo consumo: una DT 5 F (doppio fuso, numero 5, floating, cioè galleggiante). Tale acquisto è quello più corretto, anche se si posseggono canne di produzione anglosassone o americana che consigliano l’impiego di code 6 o 7. La differente, e più evoluta, tecnica di lancio impiegata nel nostro paese renderà quelle canne idonee all’uso di code di numero inferiore anche di 2-3 unità e ciò per le maggiori sollecitazioni inerziali cui verranno sottoposte con lanci più lunghi e veloci. Le canne di produzione italiana, invece, prendono già in considerazione tale aspetto tecnico e si riveleranno adeguate all’impiego della coda indicata sulla tamponatura.
La Canna Da Mosca
Senza addentrarsi in problemi e disquisizioni tecniche di dubbia utilità, è palese che i materiali preferiti per la costruzione delle canne siano oggi il carbonio e i suoi derivati che, al confronto del bambù e della fibra di vetro usati in passato, garantiscono caratteristiche tecniche e dinamiche di indubbia superiorità, leggerezza e rapidità. In conseguenza di tali importanti prerogative, le canne in carbonio possiedono un limitatissimo “carico inerziale”, consentendo l’applicazione di un lancio moderno che fonda le sue caratteristiche basilari nell’alta velocità di esecuzione. La lunghezza, così come il peso lanciabile, dovrà essere scelta in base ai luoghi che si è soliti frequentare e delle tecniche più congeniali, ma per gli amanti della mosca secca l’esperienza induce a consigliare attrezzi compresi tra i 7’6″ e gli 8’6″ concepiti per code oscillanti tra il numero 4 e il 6. La canna di 7’6″ troverà il suo massimo impiego nei luoghi più stretti e infrascati, la 8’6″ in quelli più ampi e liberi da ostacoli. Acquisita una buona domestichezza di lancio, in effetti, la canna di 8′ si rivelerà il compromesso più versatile, permettendo il proprio impiego nella pressoché totalità delle situazioni riscontrabili.
La Trota Marmorata
Geonemia
È un subendemismo italiano. La gran parte del suo areale comprende l’Italia settentrionale: affluenti alpini del Po, Veneto, Trentino e Friuli-Venezia Giulia; è presente con popolazioni indigene anche nel versante adriatico della Slovenia, in Dalmazia, in Montenegro e in Albania. In passato la Trota marmorata è stata introdotta in diversi bacini al di fuori del suo areale naturale (ad esempio nel Lazio, nel bacino del fiume Sava in Slovenia, in Germania), senza arrivare però a costituire popolazioni pure vitali; gli esemplari immessi hanno dato luogo a fenomeni di ibridazione con la Trota fario, che hanno prodotto la perdita delle caratteristiche peculiari del taxon marmoratus.
Habitat
La Trota marmorata vive nei tratti medi e medio-alti dei corsi d’acqua, dove ricerca acque limpide, fresche (temperature normalmente inferiori a 16 °C) e ben ossigenate, con fondali ciottolosi e ghiaiosi. Preferisce i fiumi di maggiore portata, anche in relazione alle loro più consistenti disponibilità trofiche, e situazioni dove ai tratti con acqua corrente si alternano tratti con buche profonde: gli adulti hanno una spiccata preferenza per le zone con maggiore profondità e corrente moderata; i giovani, anche per sfuggire alla predazione esercitata dagli esemplari più grandi, preferiscono le zone con profondità minore e corrente veloce. È in grado di vivere anche nei bacini lacustri, da dove risale i corsi d’acqua immissari per la riproduzione.
Biologia
È un pesce predatore di taglia grande (raggiunge normalmente la lunghezza totale di 80-85 cm e il peso di 6-7 kg; sono però documentate taglie molto maggiori, fino a 1,4 m e quasi 30 kg). Nei primi due-tre anni di vita la dieta è molto simile a quella della Trota fario: si nutre di larve di insetti, crostacei, oligocheti e spesso anche di insetti adulti che cattura alla superficie dell’acqua. A età più avanzate inizia a predare pesci (Scazzoni, Sanguinerole, Vaironi, piccole trote, ecc), mostrando in modo sempre più evidente la tendenza all’ittiofagia con l’aumentare della taglia. La velocità di accrescimento nei primi 3-4 anni è di poco maggiore rispetto a quella della Trota fario, S. (trutta) trutta; in quest’ultima vengono raggiunti mediamente 9-13 cm al termine del 1° anno, 16-20 cm al 2°, 20-25 cm al 3°, circa 30 cm al 4°. Negli anni successivi, mentre le Trote fario rallentano sensibilmente il loro incremento in lunghezza e in peso, le marmorate continuano ad avere ritmi di crescita elevati: in Slovenia, ad esempio, sono state osservate lunghezze di 47-61 cm al 5° anno (peso 0,9-2,4 kg), 54-76 cm al 6° (peso 1,2-4,7 kg), 58-84 cm al 7° (peso 1,8-6,6 kg), 75-86 cm all’8° (peso 3,9-7,5 kg). La maggior parte degli individui vive 6-8 anni, ma non sono rari esemplari di oltre 10 anni di età. La maturità sessuale viene raggiunta normalmente al 3° anno nei maschi e al 4° nelle femmine. Il dimorfismo sessuale è minimo ed è visibile solo nel periodo riproduttivo, quando i maschi assumono una colorazione nerastra nella parte inferiore del capo e nella regione ventrale. La riproduzione ha luogo soprattutto nei mesi di novembre e dicembre. Gli individui sessualmente maturi ricercano in questo periodo i tratti dei corsi d’acqua che presentano le caratteristiche idonee alla deposizione dei gameti: aree poste in acque poco profonde (20-80 cm), con moderata velocità della corrente (0,4-0,8 m/sec) e fondo ghiaioso. Sembra che la natura geologica dei substrati dove ha luogo la deposizione sia molto importante (risulterebbero idonee solo rocce dure quali scisti cristallini, graniti e dolomie, che formano ghiaie della giusta granulometria per la deposizione delle uova e per la loro successiva ossigenazione favorita dalla circolazione dell’acqua fra gli inerti), tanto che l’assenza della Trota marmorata negli affluenti appenninici del Po è stata spiegata con la non idoneità delle rocce dei bacini imbriferi di questi corsi d’acqua (con prevalenza di argille, arenarie e rocce calcaree recenti). I comportamenti riproduttivi che accompagnano la deposizione dei gameti sono parzialmente simili a quelli della Trota fario, e ciò è provato dal fenomeno dell’ibridazione che può aver luogo in natura fra i due taxa. Osservazioni compiute in Piemonte, riguardanti popolazioni con un’alta percentuale di ibridi Trota fario x Trota marmorata, hanno permesso di individuare interessanti tattiche riproduttive adottate da maschi con taglie diverse: quelli di maggiori dimensioni si comportano da “dominanti”, difendendo la femmina matura e il nido, e fecondando la gran parte delle uova; quelli di taglia più piccola si comportano da “incursori”, restando nascosti tra i massi durante i comportamenti preparatori all’atto riproduttivo, per poi compiere veloci incursioni e fecondare una parte delle uova; i maschi di taglia intermedia, detti “satelliti”, che restano invece nelle vicinanze del nido e, pur subendo gli attacchi dei dominanti, riescono al momento opportuno a fecondare una parte delle uova. Osservazioni compiute in Slovenia su popolazioni di Trota marmorata indicano che mentre i maschi stazionano per una-due settimane nei luoghi di riproduzione, le femmine frequenterebbero questi ultimi solo per deporre le uova; la deposizione dei gameti avrebbe inoltre luogo nelle ore serali, prevalentemente nei periodi di luna nuova. La fecondità relativa varia nelle diverse popolazioni, con medie comprese fra 1300 e 2500 uova per ogni chilogrammo di peso corporeo; lo sviluppo embrionale richiede circa 400 gradi-giorno. Nei corsi d’acqua, gli ambienti più idonei per la Trota marmorata si trovano più a valle rispetto a quelli occupati dalla Trota fario. Esiste però una zona di contatto dove i due Salmonidi vivono associati, e dove può aver luogo l’ibridazione; questo fenomeno è spiegabile con una separazione evolutiva avvenuta solo in tempi recenti ed un processo di speciazione non del tutto completato.
Rapporti con l’uomo e conservazione
La Trota marmorata è uno dei pesci più ambiti dai pescatori sportivi in Italia settentrionale (così come in Slovenia); è perciò attivamente ricercata, e ciò determina una forte pressione di pesca con conseguenti depauperamenti nelle popolazioni. È minacciata da numerose altre attività antropiche: artificializzazione degli alvei fluviali, come cementificazioni e rettificazioni, e prelievi di ghiaia che distruggono le aree di frega; eccessive captazioni idriche; variazioni di portata dei fiumi conseguenti alla produzione di energia elettrica che, quando si verificano durante il periodo riproduttivo, distruggono uova e avannotti; inquinamento delle acque. La minaccia più consistente per questo Salmonide è però rappresentata dalle interazioni con le Trote fario introdotte, spesso in modo massiccio, a vantaggio della pesca sportiva: “inquinamento genetico”, competizione alimentare, diffusione di patologie. Il fenomeno dell’inquinamento genetico è presente in quasi tutte le popolazioni, e gli ibridi sono spesso evidenziabili dal solo esame della livrea. Tutte queste cause hanno provocato l’estinzione locale in varie parti dell’areale, sia per il progressivo depauperamento delle popolazioni, sia attraverso la perdita delle caratteristiche genetiche e fenotipiche del taxon in seguito all’ibridazione. Salmo (trutta) marmoratus è riportato nella Direttiva 92/43/CEE tra le “specie animali e vegetali d’interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione” (all. II). Gli interventi di conservazione per questo taxon devono essere impostati e portati avanti in più direzioni: tutela dei tratti dei corsi d’acqua caratterizzati da habitat idonei, con particolare attenzione per le zone dove non sono compromessi gli elementi morfologici e fisici necessari alla riproduzione; riduzione della pressione di pesca, mediante opportune limitazioni e divieti (nel caso di popolazioni che presentano una buona consistenza numerica, un compromesso accettabile potrebbe essere quello di consentire la pesca sportiva “no-kill”); divieto di ripopolare con Salmonidi alloctoni i corsi d’acqua dove è ancora presente la Trota marmorata, effettuando i ripopolamenti solo con materiale selezionato e proveniente da piscicolture specializzate; reintroduzione nei corsi d’acqua dove si è verificata l’estinzione locale nel corso del Novecento. È infine auspicabile la piena attuazione di alcuni specifici piani d’azione già redatti e finalizzati alla conservazione, nonché l’istituzione di aree protette in alcuni dei corsi d’acqua dove sono presenti popolazioni pure di Trota marmorata.
La Trota Lacustre
La trota di lago, che raggiunge le massime dimensioni fra tutti i salmonidi delle nostre acque interne, è simile nella sua conformazione a una trota fario. Ha però un corpo più allungato e cilindrico di quella. La testa è molto sviluppata in proporzione del resto del corpo. Il muso è ottuso e breve, la bocca ampia, la mascella potente. Gli occhi sono relativamente più grandi di quelli della fario. Le pinne hanno la stessa dislocazione che si osserva nelle altre trote, ma sono più robuste. Anche la coda è possente, col margine poco falcato, simile a quello della fario. La pinna adiposa è poco pronunciata. I colori sono il più evidente segno di distinzione della trota lacustre. Il dorso è di tinta variabile, ma la tonalità di base è grigiastra, con sfumature azzurre. Le parti inferiori hanno sempre riflessi argentei. Rade picchiettature o punteggiature nere minuscole sono sparse sul dorso, sulle pinne, sui fianchi e sul capo. Mancano le più evidenti maculazioni arancione o biancastre che sono tipiche della fario e dell’iridea. Le pinne sono grigiastre, quella dorsale è annerita alla base. Le squame sono disposte in file regolari; la linea mediana è ben visibile.
NOME LATINO: Salmo trutta lacustris (Linnaeus 1758)
FAMIGLIA: Salmonidae
ORDINE: Salmoniformes
NOME INGLESE: Lake trout
MORFOLOGIA: forma del corpo slanciata, più tozza tuttavia rispetto alla forma di torrente, specialmente nei soggetti adulti; la morfologia è per il resto simile alla forma di torrente; colorazione blu-verde sul dorso, argentea sui fianchi e sul ventre, sono presenti piccolissime macchie scure sui fianchi, talvolta a forma di x.
TAGLIA: 40-50 cm, può tuttavia superare il metro di lunghezza ed i 15 kg di peso.
DISTRIBUZIONE: grandi laghi prealpini, sono state introdotte anche nei grandi laghi laziali.
HABITAT: acque pelagiche dei laghi e a profondità variabile in relazione alla stagione.
ALIMENTAZIONE: zooplancton, altri invertebrati acquatici e pesci.
RIPRODUZIONE: depone nel tardo autunno nei fiumi immissari dove i giovani rimangono per 2-3 anni prima di migrare nelle acque pelagiche del lago. La maturità sessuale è raggiunta in 4-7 anni. Per le altre caratteristiche riproduttive si faccia riferimento alla trota fario.
VAL. ECONOMICO: molto elevato.
