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Tutto sulla pesca a mosca




La pesca alla trota in lago

Dicembre 15th, 2009 by Redazione


pesci trotafario 300x204 La pesca alla trota in lagoLe trote che vengono immesse nei laghi di pesca sportiva, provengono da allevamenti dove sono abituate a nutrirsi con mangimi. Diversamente da quelle che popolano i nostri fiumi, non sono sospettose anzi a volte vengono attirate dalla presenza dell’uomo e dal rumore delle auto, specie diesel, che ricorda loro il rumore del trattore che lancia il mangime nell’allevamento. All’interno del lago si distribuiscono diversamente a seconda delle stagioni, (temperature), del vento e del periodo relativo alla deposizione delle uova. Durante la primavera e l‘autunno sono solite aggirarsi in branchi nei pressi della superficie lontano dalla riva; durante l‘inverno sono distribuite nel raggio di una quindicina di metri dalla sponda e in profondità. Il comportamento alimentare delle trote varia al variare della temperatura dell’acqua: dai 18 ai 12 gradi sono voraci, dagli 11 agli 8 gradi sono meno aggressive, dai 7 ai 4 gradi sono lente, sotto ai quattro gradi non si alimentano quasi per nulla. Quando le trote si muovono in superficie, si spostano nel lato del lago, dove il vento, increspando l’acqua, produce una maggiore ossigenazione. Durante il periodo della deposizione delle uova, le femmine costruiscono una specie di nido nei pressi della riva più ossigenata del lago, pulendo con la coda un tratto circolare di fondo; ogni femmina è seguita da diversi maschi che cercano di fecondare le uova. In questo periodo le trote sono meno aggressive.trans La pesca alla trota in lago Read the rest of this entry »

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Carpione del Fibreno

Dicembre 15th, 2009 by Redazione

carpione del fibreno Carpione del FibrenoGeonemia

L’unica popolazione di cui è costituita la specie vive nel lago di Posta Fibreno, nel versante tirrenico dell’Italia centrale (Provincia di Frosinone). Si tratta quindi di un endemismo con distribuzione puntiforme.

Habitat

Il Carpione del Fibreno svolge il suo ciclo biologico in un piccolo lago (circa 27 ha di superficie e 15 m di profondità) che ha origine da sorgenti pedemontane alimentate da un bacino imbrifero carsico. Il lago, in considerazione del rapido ricambio d’acqua dovuto alla consistente portata delle sorgenti (media annuale di circa 11 mc/sec), può essere considerato un ambiente lotico con acque moderatamente correnti; esse hanno una trasparenza pressoché totale e la temperatura costantemente intorno a 10 °C. Questo Salmonide occupa le parti più profonde del bacino e quelle prossime alle sorgenti, direttamente in comunicazione con il sistema carsico sotterraneo, dove i substrati sono pietrosi o ghiaiosi.trans Carpione del FibrenoMostra una preferenza per le aree povere di luce (tale comportamento è stato verificato in cunicoli sotterranei artificiali facenti parte di un mulino ad acqua oggi in disuso, posto presso alcune delle sorgenti che alimentano il lago; anche osservazioni condotte in acquario confermano le abitudini lucifughe); questa preferenza ed altri elementi noti da tempo ai pescatori locali hanno fatto ipotizzare abitudini parzialmente cavernicole. Frequenta anche i piccoli torrenti immissari del lago, probabilmente per motivi trofici, ma solo occasionalmente è stato osservato nel primo tratto del corso d’acqua emissario.

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Trota Macrostigma

Dicembre 15th, 2009 by Redazione

Geonemia

trota macrostigma Trota MacrostigmaÈ un subendemismo italiano. L’areale originario comprende le regioni peninsulari tirreniche, la Corsica, la Sardegna, la Sicilia e la parte occidentale del Nord-Africa. Questa distribuzione circum-mediterranea occidentale testimonia l’occupazione dell’ambiente marino da parte della Trota macrostigma nell’ultimo periodo interglaciale pleistocenico, quando il Mar Mediterraneo presentava valori di salinità e di temperatura inferiori a quelli odierni. La distribuzione attuale della macrostigma è fortemente ridotta rispetto al quadro presentato, in seguito a una somma di estinzioni locali verificatesi nel corso del Novecento; l’areale si presenta oggi “a macchie”, con poche popolazioni sopravvissute e perciò definibili relitte. In Italia il maggior numero di popolazioni è presente in Sardegna soprattutto nella parte centro-orientale; sono inoltre note popolazioni nei corsi d’acqua della Sicilia sud-orientale e, per quanto riguarda le regioni peninsulari, due sole popolazioni nel Lazio. Andrebbero compiute indagini faunistiche nelle regioni meridionali della penisola, poco studiate dal punto di vista ittiologico, finalizzate all’individuazione di eventuali altre popolazioni di questo Salmonide.trans Trota Macrostigma

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La Trota Fario

Dicembre 15th, 2009 by Redazione

Trota Fario La Trota FarioLa trota fario è un salmonide indigeno delle nostre acque montane. Il suo corpo è slanciato ed elegante, a sezione leggermente ovale e compressa ai lati. La testa, robusta ma non molto grande, è munita di ampia bocca. Negli esemplari adulti, la mascella inferiore è più lunga di quella superiore. I denti sono presenti in gran numero nelle mascelle e sul palato. La trota fario, come tutti i salmonidi, reca sul dorso due pinne; la prima è centrale,di media grandezza e sostenuta da raggi molli. La seconda, piccola e di maggior spessore, è arretrata verso la coda. La coda delle fario è ampia, adatta alla vita nell’acqua rapida. Proprio la coda rende possibile la distinzione tra trota fario, che ha il margine quasi dritto, e e trota iridea, in cui il margine è più inciso. Le altre pinne hanno uno sviluppo modesto. La trota può raggiungere i 4-5 kg.

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La Trota Marmorata

Dicembre 15th, 2009 by Redazione

trota marmorata 1 300x129 La Trota MarmorataGeonemia

È un subendemismo italiano. La gran parte del suo areale comprende l’Italia settentrionale: affluenti alpini del Po, Veneto, Trentino e Friuli-Venezia Giulia; è presente con popolazioni indigene anche nel versante adriatico della Slovenia, in Dalmazia, in Montenegro e in Albania. In passato la Trota marmorata è stata introdotta in diversi bacini al di fuori del suo areale naturale (ad esempio nel Lazio, nel bacino del fiume Sava in Slovenia, in Germania), senza arrivare però a costituire popolazioni pure vitali; gli esemplari immessi hanno dato luogo a fenomeni di ibridazione con la Trota fario, che hanno prodotto la perdita delle caratteristiche peculiari del taxon marmoratus.

Habitat

La Trota marmorata vive nei tratti medi e medio-alti dei corsi d’acqua, dove ricerca acque limpide, fresche (temperature normalmente inferiori a 16 °C) e ben ossigenate, con fondali ciottolosi e ghiaiosi. Preferisce i fiumi di maggiore portata, anche in relazione alle loro più consistenti disponibilità trofiche, e situazioni dove ai tratti con acqua corrente si alternano tratti con buche profonde: gli adulti hanno una spiccata preferenza per le zone con maggiore profondità e corrente moderata; i giovani, anche per sfuggire alla predazione esercitata dagli esemplari più grandi, preferiscono le zone con profondità minore e corrente veloce. È in grado di vivere anche nei bacini lacustri, da dove risale i corsi d’acqua immissari per la riproduzione.trans La Trota Marmorata

Biologia

È un pesce predatore di taglia grande (raggiunge normalmente la lunghezza totale di 80-85 cm e il peso di 6-7 kg; sono però documentate taglie molto maggiori, fino a 1,4 m e quasi 30 kg). Nei primi due-tre anni di vita la dieta è molto simile a quella della Trota fario: si nutre di larve di insetti, crostacei, oligocheti e spesso anche di insetti adulti che cattura alla superficie dell’acqua. A età più avanzate inizia a predare pesci (Scazzoni, Sanguinerole, Vaironi, piccole trote, ecc), mostrando in modo sempre più evidente la tendenza all’ittiofagia con l’aumentare della taglia. La velocità di accrescimento nei primi 3-4 anni è di poco maggiore rispetto a quella della Trota fario, S. (trutta) trutta; in quest’ultima vengono raggiunti mediamente 9-13 cm al termine del 1° anno, 16-20 cm al 2°, 20-25 cm al 3°, circa 30 cm al 4°. Negli anni successivi, mentre le Trote fario rallentano sensibilmente il loro incremento in lunghezza e in peso, le marmorate continuano ad avere ritmi di crescita elevati: in Slovenia, ad esempio, sono state osservate lunghezze di 47-61 cm al 5° anno (peso 0,9-2,4 kg), 54-76 cm al 6° (peso 1,2-4,7 kg), 58-84 cm al 7° (peso 1,8-6,6 kg), 75-86 cm all’8° (peso 3,9-7,5 kg). La maggior parte degli individui vive 6-8 anni, ma non sono rari esemplari di oltre 10 anni di età. La maturità sessuale viene raggiunta normalmente al 3° anno nei maschi e al 4° nelle femmine. Il dimorfismo sessuale è minimo ed è visibile solo nel periodo riproduttivo, quando i maschi assumono una colorazione nerastra nella parte inferiore del capo e nella regione ventrale. La riproduzione ha luogo soprattutto nei mesi di novembre e dicembre. Gli individui sessualmente maturi ricercano in questo periodo i tratti dei corsi d’acqua che presentano le caratteristiche idonee alla deposizione dei gameti: aree poste in acque poco profonde (20-80 cm), con moderata velocità della corrente (0,4-0,8 m/sec) e fondo ghiaioso. Sembra che la natura geologica dei substrati dove ha luogo la deposizione sia molto importante (risulterebbero idonee solo rocce dure quali scisti cristallini, graniti e dolomie, che formano ghiaie della giusta granulometria per la deposizione delle uova e per la loro successiva ossigenazione favorita dalla circolazione dell’acqua fra gli inerti), tanto che l’assenza della Trota marmorata negli affluenti appenninici del Po è stata spiegata con la non idoneità delle rocce dei bacini imbriferi di questi corsi d’acqua (con prevalenza di argille, arenarie e rocce calcaree recenti). I comportamenti riproduttivi che accompagnano la deposizione dei gameti sono parzialmente simili a quelli della Trota fario, e ciò è provato dal fenomeno dell’ibridazione che può aver luogo in natura fra i due taxa. Osservazioni compiute in Piemonte, riguardanti popolazioni con un’alta percentuale di ibridi Trota fario x Trota marmorata, hanno permesso di individuare interessanti tattiche riproduttive adottate da maschi con taglie diverse: quelli di maggiori dimensioni si comportano da “dominanti”, difendendo la femmina matura e il nido, e fecondando la gran parte delle uova; quelli di taglia più piccola si comportano da “incursori”, restando nascosti tra i massi durante i comportamenti preparatori all’atto riproduttivo, per poi compiere veloci incursioni e fecondare una parte delle uova; i maschi di taglia intermedia, detti “satelliti”, che restano invece nelle vicinanze del nido e, pur subendo gli attacchi dei dominanti, riescono al momento opportuno a fecondare una parte delle uova. Osservazioni compiute in Slovenia su popolazioni di Trota marmorata indicano che mentre i maschi stazionano per una-due settimane nei luoghi di riproduzione, le femmine frequenterebbero questi ultimi solo per deporre le uova; la deposizione dei gameti avrebbe inoltre luogo nelle ore serali, prevalentemente nei periodi di luna nuova. La fecondità relativa varia nelle diverse popolazioni, con medie comprese fra 1300 e 2500 uova per ogni chilogrammo di peso corporeo; lo sviluppo embrionale richiede circa 400 gradi-giorno. Nei corsi d’acqua, gli ambienti più idonei per la Trota marmorata si trovano più a valle rispetto a quelli occupati dalla Trota fario. Esiste però una zona di contatto dove i due Salmonidi vivono associati, e dove può aver luogo l’ibridazione; questo fenomeno è spiegabile con una separazione evolutiva avvenuta solo in tempi recenti ed un processo di speciazione non del tutto completato.

Rapporti con l’uomo e conservazione

La Trota marmorata è uno dei pesci più ambiti dai pescatori sportivi in Italia settentrionale (così come in Slovenia); è perciò attivamente ricercata, e ciò determina una forte pressione di pesca con conseguenti depauperamenti nelle popolazioni. È minacciata da numerose altre attività antropiche: artificializzazione degli alvei fluviali, come cementificazioni e rettificazioni, e prelievi di ghiaia che distruggono le aree di frega; eccessive captazioni idriche; variazioni di portata dei fiumi conseguenti alla produzione di energia elettrica che, quando si verificano durante il periodo riproduttivo, distruggono uova e avannotti; inquinamento delle acque. La minaccia più consistente per questo Salmonide è però rappresentata dalle interazioni con le Trote fario introdotte, spesso in modo massiccio, a vantaggio della pesca sportiva: “inquinamento genetico”, competizione alimentare, diffusione di patologie. Il fenomeno dell’inquinamento genetico è presente in quasi tutte le popolazioni, e gli ibridi sono spesso evidenziabili dal solo esame della livrea. Tutte queste cause hanno provocato l’estinzione locale in varie parti dell’areale, sia per il progressivo depauperamento delle popolazioni, sia attraverso la perdita delle caratteristiche genetiche e fenotipiche del taxon in seguito all’ibridazione. Salmo (trutta) marmoratus è riportato nella Direttiva 92/43/CEE tra le “specie animali e vegetali d’interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione” (all. II). Gli interventi di conservazione per questo taxon devono essere impostati e portati avanti in più direzioni: tutela dei tratti dei corsi d’acqua caratterizzati da habitat idonei, con particolare attenzione per le zone dove non sono compromessi gli elementi morfologici e fisici necessari alla riproduzione; riduzione della pressione di pesca, mediante opportune limitazioni e divieti (nel caso di popolazioni che presentano una buona consistenza numerica, un compromesso accettabile potrebbe essere quello di consentire la pesca sportiva “no-kill”); divieto di ripopolare con Salmonidi alloctoni i corsi d’acqua dove è ancora presente la Trota marmorata, effettuando i ripopolamenti solo con materiale selezionato e proveniente da piscicolture specializzate; reintroduzione nei corsi d’acqua dove si è verificata l’estinzione locale nel corso del Novecento. È infine auspicabile la piena attuazione di alcuni specifici piani d’azione già redatti e finalizzati alla conservazione, nonché l’istituzione di aree protette in alcuni dei corsi d’acqua dove sono presenti popolazioni pure di Trota marmorata.

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