Carpione del Fibreno
Geonemia
L’unica popolazione di cui è costituita la specie vive nel lago di Posta Fibreno, nel versante tirrenico dell’Italia centrale (Provincia di Frosinone). Si tratta quindi di un endemismo con distribuzione puntiforme.
Habitat
Il Carpione del Fibreno svolge il suo ciclo biologico in un piccolo lago (circa 27 ha di superficie e 15 m di profondità) che ha origine da sorgenti pedemontane alimentate da un bacino imbrifero carsico. Il lago, in considerazione del rapido ricambio d’acqua dovuto alla consistente portata delle sorgenti (media annuale di circa 11 mc/sec), può essere considerato un ambiente lotico con acque moderatamente correnti; esse hanno una trasparenza pressoché totale e la temperatura costantemente intorno a 10 °C. Questo Salmonide occupa le parti più profonde del bacino e quelle prossime alle sorgenti, direttamente in comunicazione con il sistema carsico sotterraneo, dove i substrati sono pietrosi o ghiaiosi.
Mostra una preferenza per le aree povere di luce (tale comportamento è stato verificato in cunicoli sotterranei artificiali facenti parte di un mulino ad acqua oggi in disuso, posto presso alcune delle sorgenti che alimentano il lago; anche osservazioni condotte in acquario confermano le abitudini lucifughe); questa preferenza ed altri elementi noti da tempo ai pescatori locali hanno fatto ipotizzare abitudini parzialmente cavernicole. Frequenta anche i piccoli torrenti immissari del lago, probabilmente per motivi trofici, ma solo occasionalmente è stato osservato nel primo tratto del corso d’acqua emissario.
Biologia
È un pesce di taglia piccola, mostrando valori in lunghezza e in peso (normalmente 17-18 cm e 60-70 g; eccezionalmente fino a 22-23 cm e 130-150 g) che sono tra i più bassi all’interno della famiglia Salmonidae. La conoscenza della sua biologia è piuttosto scarsa e riguarda solo alcuni aspetti della riproduzione; la specie è comunque stenoecia e sembra piuttosto specializzata. Il ciclo vitale è probabilmente breve, forse solo di duetre anni. Nessun dato è noto sull’accrescimento, né sull’alimentazione. La maturità sessuale è raggiunta a taglie estremamente ridotte, quando gli animali hanno probabilmente un solo anno di età: tutti gli esemplari catturati nel periodo autunno-invernale sono sessualmente maturi, i maschi già alla lunghezza di 11-12 cm (peso medio 20 g circa), le femmine già alla lunghezza di 13-14 cm (peso medio 40 g circa). Non c’è dimorfismo sessuale. La riproduzione ha luogo su fondali ghiaiosi e pietrosi. La fecondità assoluta appare molto bassa, in relazione alla grande dimensione delle uova e alla ridotta taglia massima raggiunta dalle femmine. Nessuna osservazione è stata compiuta sul comportamento riproduttivo. La comparazione fra gli avannotti di questa specie e quelli di Trota fario, ottenuti per entrambi i taxa mediante fecondazione artificiale, ha messo in evidenza sensibili differenze di taglia (risultando i primi sempre più piccoli e slanciati). Dati particolarmente interessanti riguardano il periodo riproduttivo. La stagione riproduttiva è molto lunga: va da ottobre ad aprile, con un picco che interessa la maggior parte dei riproduttori in dicembre e gennaio. Per spiegare questo fenomeno, senz’altro eccezionale, è stata avanzata la seguente ipotesi: pur presentando ciascuna femmina un periodo di deposizione breve e ben definito (in accordo con gli ovari “sincroni per gruppi” osservati nel Carpione del Fibreno, simili a quelli della gran parte dei Salmonidi), il periodo riproduttivo risulta molto lungo grazie a una grande variabilità nel ciclo ovarico tra i vari individui; così alcune femmine hanno le uova mature in ottobre, altre in novembre, altre in dicembre e così via. Anche nei maschi è stata osservata una situazione simile. Ciò implica una bassa influenza del fotoperiodo nella maturazione dei gameti, che avvalora l’ipotesi della vita cavernicola in alcuni periodi dell’anno. Questo tipo di riproduzione sembra essere un adattamento alla peculiare situazione ambientale evolutasi presumibilmente in un periodo climatico siccitoso, quando il fiume può essere andato in secca ripetutamente e per tempi lunghi, spingendo il Carpione del Fibreno ad occupare gli ambienti acquatici ipogei; successivamente, con un’alternanza di periodi siccitosi e periodi piovosi, la selezione naturale potrebbe aver favorito la possibilità di un lungo periodo riproduttivo, capace di garantire meglio la sopravvivenza della popolazione. Circa l’origine evolutiva del Carpione del Fibreno, è stata avanzata l’ipotesi di una sua discendenza in tempi recenti dalla Trota macrostigma (rispetto alla quale presenta differenze morfologiche e nella biologia riproduttiva, ma similarità biochimica). Potrebbe essersi verificata una prima colonizzazione del lago da parte di una popolazione di macrostigma proveniente dal Mar Tirreno (la distribuzione circum-mediterranea occidentale del taxon testimonia la sua capacità di utilizzare l’ambiente marino come mezzo di dispersione, in periodi in cui il Mediterraneo era meno caldo e salato rispetto ad oggi). Successivamente nel lago, in seguito ad un periodo siccitoso, la popolazione avrebbe subito un processo di isolamento e si sarebbe rifugiata nel sistema carsico sotterraneo, adattandosi a condizioni parzialmente cavernicole o comunque lucifughe; avrebbe inoltre modificato il proprio ciclo biologico, con il raggiungimento precoce della maturità sessuale e la riduzione della taglia massima. Con il ritorno di periodi climatici più piovosi, una seconda popolazione di Trota macrostigma avrebbe raggiunto il bacino del Fibreno, proveniente anch’essa dal Mar Tirreno, trovando l’ambiente lacustre già occupato dalla prima popolazione in parte modificatasi; la simpatria e la conseguente necessità di diversificare le nicchie ecologiche, in accordo col Principio di esclusione competitiva, avrebbero spinto le due popolazioni ad ampliare le divergenze e a raggiungere l’isolamento riproduttivo.
Rapporti con l’uomo e conservazione
Il Carpione del Fibreno è ad alto rischio di estinzione, sia per cause naturali che per cause antropiche. Le prime dipendono dalle piccole dimensioni del bacino in cui vive, che per motivi spaziali e trofici impone limiti bassi alla consistenza numerica dell’unica popolazione che costituisce la specie. Le principali minacce antropiche sono invece le seguenti: alterazione dell’habitat (una consistente alterazione c’è stata tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, quando il bacino lacustre è stato parzialmente riempito con pietrame e materiale edilizio di scarto, che hanno prodotto la diminuzione della profondità massima da circa 25 metri ai 15 attuali), pesca eccessiva e pesca illegale. La pesca per motivi di consumo veniva esercitata soprattutto in passato, per soddisfare i bisogni delle popolazioni locali; purtroppo questa pratica è in uso ancora oggi, nonostante le migliori condizioni economiche non giustifichino l’attività di pesca nei confronti di questo piccolo Salmonide. Anche le immersioni subacquee effettuate durante il periodo riproduttivo possono creare problemi. Inspiegabilmente Salmo fibreni non compare tra gli animali protetti dalla Direttiva 92/43/CEE e dalla Convenzione di Berna. Si tratta a nostro avviso di una grave lacuna perché, trattandosi di una specie stenoecia a distribuzione puntiforme, il Carpione del Fibreno dovrebbe avere priorità assoluta di conservazione, insieme al suo habitat. Ci auguriamo che nei prossimi aggiornamenti degli allegati delle normative citate, venga inserito questo prezioso endemismo italiano. Il bacino dove vive il Carpione del Fibreno è il cuore di un’area protetta della Regione Lazio: la Riserva Naturale Lago di Posta Fibreno. Secondo noi la gestione della riserva non tiene però nel giusto conto la conservazione del patrimonio biologico, permanendo così alcune delle minacce antropiche menzionate. Per garantire la sopravvivenza di questo Salmonide, così come degli altri importanti elementi faunistici presenti nella riserva, è necessaria una gestione che consideri come prioritari gli obiettivi della conservazione, anche in armonia con le finalità dellalegge quadro nazionale sulle aree protette (L. n° 394/1991). Sono infine necessari studi su vari aspetti poco noti o sconosciuti della biologia e dell’ecologia della specie.
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