Dicembre 15th, 2009 by Redazione
Unito alla parte terminale della coda, il finale è un tratto di nylon di diametro decrescente, ideale prosecuzione del profilo della coda di topo, alla cui estremità più sottile viene legato l’artificiale. Può essere realizzato in più sezioni di filo variamente dimensionate (finale a nodi) o in unico trafilato (finale conico): la scelta potrebbe essere fonte di una lunga trattazione, dato che il tipo di finale può influire sostanzialmente sulla riuscita di un buon lancio e, più in generale, su tutta la battuta di pesca. La sua lunghezza, che può variare da un minimo di 2 a oltre 5 m, è direttamente influenzata dall’ampiezza degli ambienti, dalla diffidenza del pesce e dall’abilità del pescatore. Il finale a nodi trova impiego per la migliore capacità di distensione (soprattutto sulle corte distanze) e di forare il vento. Viene utilizzato prevalentemente in torrente dove il contrasto delle correnti e la velocità dell’acqua rende il pesce meno selettivo e maggiormente aggressivo. Quello conico, al contrario, serve laddove sia necessario un finale più morbido e silenzioso, meno violento nella posa in acqua, quando questa è piatta e il pesce assai diffidente e restio ad alimentarsi in superficie. Ogni finale, soprattutto nel tratto terminale, deve essere dimensionato in relazione alla mole della mosca da lanciare. Nel caso delle mosche da caccia, le più voluminose e montate su ami del n. 8 o del n. 10, si può giungere a uno 0,18-0,20; impiegando piccole imitazioni in “cul de canard” (amo dal n. 20 sino al n. 26) si può invece scendere anche sotto lo 0,10.
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Dicembre 15th, 2009 by Redazione
In stretto concorso alla scelta della canna, anche l’acquisto della coda deve essere valutato attentamente. Prescindendo dalla marca, la coda dovrà essere comunque di buona qualità; in commercio esiste una serie infinita di tipi e modelli, capace di disorientare chiunque. La prima operazione da compiere sarà controllare quale coda viene consigliata per la canna che si vuole usare. Per far ciò basterà leggere le indicazioni riportate sulla tamponatura dell’attrezzo, generalmente a fianco della marca. Qui si troveranno le indicazioni della lunghezza della canna e della coda per la quale l’attrezzo è stato tarato. Facciamo l’esempio dell’indicazione seguente: 8′6″ 5-6. La sigla indica una canna di 8 piedi e mezzo, adatta all’uso di una coda del numero 5 o 6 (in genere tale valore si riferisce all’uso di code decentrate, un particolare disegno costruttivo di largo impiego nei paesi anglosassoni). A volte l’indicazione del numero della coda potrà essere preceduto dalla sigla AFTMA. Come,accennato, le code vengono prodotte secondo vari profili, doppio fuso, decentrate, shooting taper, bug taper, e con diverse caratteristiche: galleggianti, affondanti, affondanti di punta. In linea di massima, la scelta della coda dovrà essere orientata tra un minimo di 4 e un massimo di 6. Molto probabilmente i negozianti tendono a consigliare la coda di più largo consumo: una DT 5 F (doppio fuso, numero 5, floating, cioè galleggiante). Tale acquisto è quello più corretto, anche se si posseggono canne di produzione anglosassone o americana che consigliano l’impiego di code 6 o 7. La differente, e più evoluta, tecnica di lancio impiegata nel nostro paese renderà quelle canne idonee all’uso di code di numero inferiore anche di 2-3 unità e ciò per le maggiori sollecitazioni inerziali cui verranno sottoposte con lanci più lunghi e veloci. Le canne di produzione italiana, invece, prendono già in considerazione tale aspetto tecnico e si riveleranno adeguate all’impiego della coda indicata sulla tamponatura.
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